il cittadino


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2012
Entro 2016 web-economy a quota 4,2 mld - Google-Bcg, meta' popolazione mondiale sarà attiva online
I dati contenuti in uno studio presentato al World Economic Forum di Davos da Google e Boston Consulting Group, che esortano governi e aziende a fissare un ''bilancio digitale'', affermano che entro il 2016 l'impatto della web economy nei paesi del G-20 raggiungerà i 4.200 miliardi di dollari, rispetto ai 2.300 di fine 2010. Volano della crescita sarà l'aumento della popolazione attiva online che passerà da 1,9 miliardi del 2010 a circa 3 miliardi nel 2016 (45% della popolazione mondiale).

In Italia sempre più famiglie con pc e internet
Sale la quota di famiglie che nell'anno 2011, rispetto al 2010, possiede un personal computer (dal 57,6% al 58,8%), l'accesso a Internet (dal 52,4% al 54,5%) e una connessione a banda larga (dal 43,4% al 45,8%). E' quanto rileva l'Istat nel report “Cittadini e nuove tecnologie”. Nonostante questo, il Paese e' ancora tra gli ultimi in Europa. Secondo quanto emerge dal rapporto dell'Istat, considerando la percentuale di famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni che possiede un accesso a internet da casa, a fronte di una media europea pari al 73%, l'Italia si posiziona solo al ventiduesimo posto della graduatoria internazionale, con un valore pari al 62% ed equivalente a quello registrato per la Lituania. Nel 2011 quasi un internauta su due e' su un social-media, e il rapporto e' di tre su quattro per i giovani. Secondo l'Istat, infatti, il 48,1% degli utenti internet crea un profilo utente, invia messaggi o altro su Facebook, Twitter. E la quota sale al oltre il 76% per i ragazzi di 15-24 anni. Tra il 2010 e il 2011 il divario tecnologico relativo al territorio e alle differenze sociali rimane stabile per quasi tutti i beni e servizi considerati. Le famiglie del Centro-nord che dispongono di un accesso a internet sono oltre il 56%, mentre circa il 49% dispone di una connessione a banda larga, a fronte di valori pari, rispettivamente, al 48,6% e al 37,5% nel Sud. Se si confronta la disponibilità di personal computer, di un accesso a internet e di una connessione a banda larga, il divario tra i nuclei in cui il capofamiglia è un operaio e quelli in cui e' un dirigente, un imprenditore o un libero professionista è di circa 24 punti percentuali a favore di questi ultimi. Il 41,7% delle famiglie dichiara di non possedere l'accesso a internet perchè non ha le competenze per utilizzarlo; il 26,7% considera internet inutile e non interessante, il 12,7% non ha accesso al web da casa perchè accede da un altro luogo, l'8,5% perchè considera costosi gli strumenti necessari per connettersi e il 9,2% perchè ritiene eccessivo il costo del collegamento. Quanto all'utilizzo, dal 2010 al 2011 si mantiene pressochè stabile il numero di persone di 14 anni e più che hanno fatto ricorso a internet per ottenere informazioni dai siti della Pubblica Amministrazione, sebbene si registri un calo percentuale (dal 37,8% al 35,1%) dovuto alla crescita di coloro che utilizzano internet per altri motivi.

I dittatori dopo la morte di Kim Jong-Il
Da Lukashenko, ultimo tiranno d'Europa, fino ai tanti autocrati in Asia e Africa eletti con maggioranze schiaccianti e senza chance per gli avversari: sono ancora molti i dittatori in tutto il mondo dopo la scomparsa di oggi di uno dei piu' 'illustri' esponenti della categoria, il nordcoreano Kim Jong-il.
ALEXANDER LUKASHENKO - L'ultimo dittatore e tiranno d'Europa. Presidente della Bielorussia dal 1994. In questi anni sono stati centinaia gli arresti degli oppositori.
BASHAR AL-ASSAD - 46 anni, attuale presidente della Siria. Rieletto nel 2007 con un plebiscito di voti. Quando sono cominciate le proteste, le manifestazioni contro il suo governo sono state represse nel sangue.
ALI ABDALLAH SALEH - Presidente dello Yemen, ha al suo attivo 32 anni di dittatura.  
ROBERT MUGABE - A 87 anni e' al potere nello Zimbabwe dal 1980 ed e' un tiranno fra i piu' longevi degli ultimi tempi. Recentemente i media hanno riferito che sarebbe affetto da cancro.
OMAR HASSAN EL BASHIR - Giunto al potere nel 1989, e' il primo capo di Stato mai incriminato dalla Corte penale internazionale, chiamato a rispondere del genocidio del Darfur. Nel 2010 ha vinto di nuovo le elezioni in Sudan.
TEODORO OBIANG NGUEMA MBASOGO - Dittatore della Guinea equatoriale, secondo Forbes e' uno degli uomini piu' ricchi del mondo con un patrimonio stimato in 600 milioni di dollari.
ISMAIL OMAR GUELLEH - Presidente di Gibuti, al potere dal 1999, di recente e' stato rieletto con un largo margine di voti per un nuovo mandato alla guida del paese del Corno d'Africa. *
PAUL KAGAME - Presidente del Ruanda. Anch'egli e' stato rieletto con il 93% dei voti. Gli oppositori non si sono candidati per paura di ritorsioni.
PIERRE NKURUNZIZA - Presidente del Burundi, rieletto nel 2010 con il 91,6% dei voti. L'Ue ha denunciato l'assenza di una competizione multipartitica.
NOURSOULTAN NAZARBAEV - Primo e unico presidente del Kazakhstan, dal 1991 tiene le redini del poter nel paese asiatico.
GURBANGULY BERDIMUHAMMEDOW - Eletto in Turkmenistan nel 2007 con il 95% dei voti, come lui anche il presidente dell'Azerbaijan Ilham Aliyev rieletto nel 2008.
RAUL CASTRO - A Cuba e' succeduto al fratello, il 'lider maximo' Fidel. Di recente ha promosso riforme economiche e liberalizzazioni.

Internet e Social Network: servono davvero al non profit?
Utilizzano i social network, più o meno spesso, per scrivere post o caricare foto, ma solo in parte li frequentano per tenersi aggiornati sui progetti delle Onlus di proprio interesse, preferendo newsletter e siti web. Cercano un contatto diretto con le organizzazioni, chiedono trasparenza e concretezza.
Sono gli utenti fedeli al terzo settore fotografati nei loro comportamenti digitali dal nuovo approfondimento inedito del Non Profit Report 2011, l'indagine realizzata la scorsa primavera da ContactLab in collaborazione con VITA Consulting. La nuova infografica di approfondimento, pubblicata oggi su http://www.contactlab.com/nonprofitreport ci offre nuovi dettagli per conoscere meglio questi stessi utenti.
I social network: un mondo ancora da esplorare
La metà degli intervistati - il 49% degli oltre 20.000 contatti già presenti nei database di 38 organizzazioni non profit in Italia, invitati a rispondere a un questionario online - dichiara di utilizzare i social network per scrivere post, caricare foto e partecipare a gruppi. Cambia però la frequenza: solo il 14% riconosce infatti di avere una presenza social attiva e assidua, mentre un ulteriore 35% scrive, commenta o condivide contenuti sul proprio profilo più raramente, pur mantenendosi aggiornato sulle attività dei propri amici e contatti. Quando si parla invece in modo più specifico di non profit, un utente su quattro dichiara di seguire una o più Onlus sui social network. Lo fa perché trova che la comunicazione sui social media sia più diretta e vicina alla gente (50%) o per fedeltà ad una specifica Onlus, sulle cui iniziative desidera tenersi sempre aggiornato (16%).
È interessante invece sottolineare come tra chi al contrario dichiara di non frequentare le pagine social delle organizzazioni non profit, l'11% non ne trova interessante o rilevante la presenza. Ancora una volta sono i contenuti che potrebbero fare la differenza: chi ricorda una particolare fanpage, cita l'organizzazione della pagina (47%), i post (29%) e le foto pubblicate (13%).
"Questi dati dimostrano che la comunicazione non si improvvisa - a parlare è Massimo Fubini, amministratore delegato di ContactLab, che commenta i risultati della ricerca -. Non basta creare una fanpage per catturare l'attenzione degli utenti: la presenza sui social network va pensata e integrata all'interno di una strategia online che miri a costruire e mantenere un dialogo coi propri sostenitori e donatori. Una comunicazione costante e coerente con le specificità dei mezzi utilizzati può diventare determinante per fidelizzare i propri contatti e potenziare il foundraising".
Trasparenza, chiarezza, continuità dei messaggi uguale fidelizzazione
Gli utenti chiedono trasparenza e concretezza: lo fanno manifestando l'esigenza di un'area riservata all'interno del sito delle Onlus (62%), per poter seguire da vicino lo sviluppo dei progetti o chiedendo maggiore cura dei contenuti, nelle newsletter così come nelle pagine social. Vorrebbero trovare più storie, magari illustrate da fotografie e accompagnate dai commenti degli stessi utenti che desiderano condividere la propria esperienza e portare una testimonianza del proprio impegno a sostegno di una causa.
Il passaparola, ancora oggi principale strumento di informazione per un utente su sei, aumenta esponenzialmente la sua portata grazie ai social network: un'opportunità da sfruttare allargando e rafforzando la propria rete di contatti e sostenitori, oggi più che mai capaci di diventare ambasciatori delle iniziative delle Onlus.
"La fidelizzazione oggi passa soprattutto attraverso la chiarezza, la trasparenza, la semplicità e la continuità dei messaggi - prosegue Fubini -. Per creare engagement e convincere i donatori occasionali a sposare non più solo una specifica iniziativa, ma una Onlus con tutta la sua storia e la sua missione, sarà sempre più necessario sfruttare la sinergia tra i diversi canali di comunicazione online, intuendone e mettendone a frutto le specificità. La sfida per le organizzazioni non profit rimane quella di coinvolgere e coltivare l'interesse delle fasce più giovani: in quest'ottica l'integrazione tra i canali dell'offline e dell'online, con il quale i più giovani hanno già maggiore dimestichezza, si rivela sicuramente vincente. Non dimentichiamoci infatti che questi 'futuri adulti' saranno i donatori di domani.
Il dono online è giovane e donna
Una nota di costume chiude l'approfondimento sulle abitudini degli utenti fedeli al terzo settore: chi dona online, il 39% dei rispondenti, è nella metà dei casi donna, mentre quasi due su cinque (il 37%) ha meno di 40 anni.
Non Profit Report
L'edizione integrale dell'indagine che ha visto coinvolte 38 organizzazioni non profit (grandi, medie e piccole, attive in nove diversi ambiti) e oltre 20.000 contatti presenti nei loro database che hanno completato il questionario online, è disponibile per il download all'indirizzo http://www.contactlab.com/nonprofitreport Allo stesso indirizzo è disponibile l'infografica di approfondimento: "Gli utenti fedeli al non profit e il web. Il dono online e il rapporto coi social network"

Adolescenti sul web
Il 37,7% degli adolescenti italiani naviga su internet da due a quattro ore e oltre al giorno. Ancora di piu' (il 41,4%) quelli che passano lo stesso tempo attaccato al cellulare: non solo per mandare sms, ma anche per connettersi a internet (59,2%). Il tutto senza conoscere bene le insidie della rete e con il rischio di diventare cyber-dipendenti. L'allarme e' stata lanciato oggi da un'indagine conoscitiva sulla condizione di infanzia e adolescenza, presentata a Roma da Eurispes e Telefono azzurro, su un campione di 1.496 adolescenti tra i 12 e i 18 anni e 1.266 genitori. Dai dati emerge che il 42,5% dei ragazzi controlla continuamente la posta elettronica o Facebook (lo utilizza l'85,6%; il 30,8% ha piu' di 500 amici). Il 49,9% perde la cognizione del tempo quando e' online, dimenticandosi di fare altre cose. Quasi uno su cinque si sente irrequieto e nervoso se non puo' usare internet e il 17,2% ha cercato di diminuirne l'uso senza riuscirci. Il rischio di cyber-dipendenza e' piu' alto tra i giovanissimi (fascia 12-15 anni). I giovani internauti non si rivelano pero' abbastanza cauti in rete e un genitore su 5 non conosce l'attivita' dei figli sul web: solo il 46,7% si connette sui social network con persone che conosce, l'8,5% accetta amicizie anche da sconosciuti. Il 6,7% ha inviato foto o video a sfondo sessuale col cellulare, l'8% ha usato il telefonino anche per chiamare linee per adulti. Infine, il 45,7% dei ragazzi (il 25,4% e' incollato al computer per un'ora al giorno) non e' controllato da un adulto quando e' ai videogiochi e, se ci sono regole, riguardano soprattutto il tempo di utilizzo (27,9% dei casi). Il 37,5% ammette di giocare con videogiochi violenti, l'80,7% non conosce il sistema Pegi.



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Intervista al presidente del centro sociale "Il tondo" di Lugo di Romagna
A Lugo, in Romagna (e più precisamente in provincia di Ravenna), è attivo da anni un centro sociale che merita davvero la massima attenzione. Ha circa mille iscritti, la sua sede è inserita nel polmone verde della città, è ha sviluppato una politica di intervento assolutamente originale. E abbiamo voluto farci raccontare la storia di questa esperienza da Gian Battista Morganti, il presidente della struttura (e ricordiamo che è stato, per più di un anno, presidente nazionale).
“E' vero che nell'ultimo anno la crisi ha morso, e bene, i nostri anziani. Siamo sì inseriti in una delle regioni più ricche d'Europa, ma i nostri soci hanno percepito che il mondo è profondamente cambiato e non sanno come prendere le nuove misure. Qui arrivano tanti pensionati che vivono alla giornata, che fanno fatica a raggiungere la fine del mese e provo tanta rabbia nei confronti di chi dice che la crisi non ha fatto dei danni. Imiei soci sono orgogliosi e prima di chiedere aiuto cercano di arrangiarsi in tutti i modi, ma chi pensava ad una vecchiaia tranquilla ha scoperto che questa certezza non esiste più.”
Se questa è, in poche parole, la situazioni degli anziani (o di una parte di essi) come opera il Tondo?
“Intanto dobbiamo dire che, a causa dei tagli, esistono meno sostegni pubblici. Le amministrazioni cercano di resistere, ma con i bilanci magri i comuni si rivolgono sempre di più al volontariato e ora il rischio è che gli oneri per il volontariato siano troppo pesanti. Va chiarito che i due soggetti (il Comune e il centro sociale “il Tondo”) hanno compiti diversi e che giocare troppi ruoli crea confusione e scarsa operatività.”
Dove va a parare questo ragionamento?
“A un punto fermo: “il Tondo” è oggi una parte del nuovo stato sociale che sta emergendo dalle difficoltà di quello vecchio. Noi rispondiamo alle spinte che vengono dalla nostra base sociale e oggi siamo il miglior antidoto alla solitudine. La solitudine non è solo un male dell'anima, ma diventa costosa quando, per combatterla, ci vogliono, dottori, pillole e ricoveri. Insomma, siamo quelli che evitano.”
E come fate a fare questo lavoro?
“Prima di tutto ci occupiamo di chi ha difficoltà a muoversi (per visite mediche e altro ancora): chi ha bisogno di un'auto ci chiama e noi siamo in grado di rispondere alle sue esigenze. Portiamo i pasti a casa di coloro che non si possono spostare. E allora il volontario che arriva con il pranzo è anche la persona che permette di mantenere un contatto con il mondo esterno (tanto è vero che abbiamo chiesto dei cosi di formazione per chi entra in contatto con gli anziani soli). Il nuovo stato sociale non significa carità. Abbiamo bisogno di benzina e di scarpe per garantire agli anziani relazioni sociali. E' per questo che dai politici mi aspetto grande attenzione nei nostri confronti: siamo noi ad avere un rapporto genuino con i cittadini.”
E a questo punto la domanda più difficile: come vi procurate le risorse?
“La nostra ricetta è semplice: autofinanziamento. I pranzi e le cene, le serate danzanti, la tombola, la gestione del parco sono tutte iniziative che ci consentono di avere il denaro necessario per le attività sociali.
In banca, però, non abbiamo un centesimo, tutto viene speso, grazie all'impegno dei nostri volontari (sono tanti e vanno tutti ringraziati), per finanziare quel pezzo di welfare di cui ci occupiamo. Un solo rammarico: le grandi imprese del nostro territorio ci snobbano, ma a loro ricordiamo che questa comunità è di tutti, non solo di alcuni.”
Poi avete la sezione viaggi.
“Per noi le gite e i soggiorni hanno tre funzioni. Dare la possibilità, a chi non potuto permetterselo, di conoscere i luoghi più belli di questo paese. Rivisitare insieme il passato, ricostruire la nostra memoria. Conoscere altre esperienze simili alla nostra e rendere più solido il rapporto fra i soci. E' anche con queste esperienze che il Tondo continua a crescere e ad essere credibili fra i cittadini.”
E non resta, quindi, che augurare buon viaggio al “Tondo” e ai suoi amici.
Lugo, dic. 2010
Sostenitori  de   il cittadino
La struttura del centro sociale Il Tondo di Lugo
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Il Cittadino metropolitano
Il  panorama italiano dell'informazione sta velocemente mutando sotto la spinta forte del mondo virtuale.
La carta stampata va ormai verso una situazione di resistenza, più che di sviluppo, e le eccezioni positive si contano sulla punta delle dita, ogni cinque anni. Radio e TV generaliste vedono un calo costante di ascolti e le uniche realtà davvero effervescenti sono quello della Rete.
Ma anche in questa ampia galassia vanno definite con chiarezza gli obbiettivi ed occorre individuare con la maggior precisione possibile quali settori hanno davvero spazi di sviluppo interessante.
E allora vediamo cosa offre oggi il web.
Vi si trova quasi tutto il sapere enciclopedico, tutti i grandi media nazionale internazionali hanno la loro costola web e ormai gli stessi blog si apprestano a diventare dei veri e propri giornali on-line.
Cosa propongono questi mezzi? Mettono il pianeta a portata di mouse,  offrono una enorme quantità di informazioni, ma hanno la tendenza a diventare grandi contenitori nei quali si trova di tutto e di più.
Scarseggia, invece, un richiamo locale che non si esponga all'accusa di pettegolo provincialismo.
Ed occorre un'arena virtuale dove si possano confrontare riflessioni diverse, ma che hanno un denominatore comune: si discute a partire dalle concrete esperienze dei territori. Ed è questo l'anello oggi carente nel mondo dell'informazione ed è da lì che il cittadino metropolitano vuole partire. E' vero, infatti, che oggi i problemi hanno immediatamente una valenza glocale, ma quello che spesso manca nel raccontare il pianeta on the move è proprio il punto di partenza e cioè la dimensione territoriale.
E questo primo filo della tela va poi messo a confronto con altri fili che si dipanano da altri paesi: e infatti “Il cittadino metropolitano” vuole partire con una piccola pattuglia di corrispondenti da altri paesi d'Europa e vuole introdurre il bilinguismo (Italiano ed inglese) in gran parte del giornale.
Cercheremo di capire e per capire analizzare, nei territori, come è mutata la geografia politica e sociale delle città in un ampio cerchio che abbia come cuore Bologna e gran parte della Romagna nella loro versione di territori d'Europa.
E quindi, parafrasando il poeta latino Terenzio, (che affermava“homo sum, nihil humanun a me alienum puto”) siamo cittadini del mondo e quindi ogni esperienza contiene un po' della nostra vita.
Ora potete cominciare a cliccare.
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